Composizioni

Ca’ Roman è un confine, un luogo dove la terra sembra voler lasciare spazio all’acqua. Qui il vento attraversa la vegetazione, la sabbia trattiene le impronte e il mare porta con sé voci lontane. È una terra selvaggia e silenziosa, dove la natura non chiede permesso e ogni cosa trova il proprio spazio. Tra il verde, la sabbia e la pietra, Ca’ Roman conserva una memoria antica, quella di una Venezia più fragile, più solitaria, più vicina alla natura. Qui l’uomo passa, ma è il paesaggio a rimanere. E nel continuo incontro tra terra, acqua e vento, l’isola sembra respirare.
Cannaregio è il volto quotidiano di Venezia, un intreccio di calli, acqua e silenzi che si incontrano. Qui la vita scorre lenta, tra finestre affacciate sui canali, barche che passano e voci che si perdono dietro le porte. È un luogo fatto di pietra, di muri segnati dal tempo, di fondamenta che hanno imparato a convivere con l’acqua. La pietra trattiene i passi di chi è passato, l’acqua li porta lontano. Cannaregio vive così, tra la memoria della materia e il movimento della laguna, tra ciò che resta e ciò che continuamente cambia. Un sestiere autentico, dove Venezia non si mostra soltanto: si lascia attraversare.
Giudecca, piena di cose, un mondo dentro il mondo. Un intreccio di anime, di voci, di gesti e di silenzi, che si affacciano oltre il proprio perimetro, vivendo costantemente tra il piccolo e il grande, tra ciò che appartiene all’isola e ciò che arriva da lontano. Isola del pane, del ferro e del vento, delle mani che lavorano e delle porte che si aprono lentamente. Isola del tempo, del sole che scivola sull’acqua e delle ombre che cercano riparo. Un luogo dove ogni cosa sembra avere un peso, una memoria, una voce. Giudecca è l’isola del fare, ma anche del fermarsi, del giusto riposare.
Pellestrina inizia, finisce e nel mezzo incanta. Tutto gira nei tempi del mare, il nostro, grandezza della Repubblica. Il mare intorno, viatico colorato, pieno di vita, vita vera. Avvicino il mio respiro al bel rosso, blu, ocra e all’orizzonte colgo finalmente il significato.
Può, la luce riflessa radente al marmo e al sale, parlare e sussurrare all’osservatore grandezza di volumi e forme, può anche però intimidirti e trascinarti in quello spazio mentale e spirituale latente il viola e al nero. Colori molto amati dai San Marco.
Torcello è un’isola dove il tempo sembra aver rallentato il passo. Tra l’acqua, l’erba e il vento, ogni cosa conserva la memoria di ciò che è stato. È la Venezia prima di Venezia, un luogo antico e silenzioso, dove le pietre, i sentieri e le architetture raccontano una storia che ancora resiste. Qui il silenzio non è assenza, è presenza. È il respiro lento della laguna, il passo dell’uomo, il tempo che torna a farsi percepire. Torcello non chiede di essere attraversata, ma ascoltata. Un piccolo mondo sospeso sull’acqua, dove il passato continua lentamente a vivere.
Al Tronchetto Venezia comincia dall’acqua. La barca si muove attraverso la laguna portando con sé il lavoro, la fatica e il gesto dell’uomo. Ogni movimento nasce da una relazione tra materia, forza e acqua. Qui attraversare diventa un passaggio: dalla terra all’acqua, dalla stabilità al movimento, dal lavoro al viaggio. Poi il mistero si interrompe e il viaggio, lentamente, produce il ritorno.